Il bacio dei Templari: rito, eresia e conoscenza segreta
«Jean Taylafer de Gene, durante la cerimonia d’accoglienza nell’Ordine dei Templari, era stato baciato sulla bocca, sull’ombelico e sul fondo schiena, e riteneva che il medesimo trattamento fosse stato riservato ad altri. Aveva dovuto giurare di non lasciare l’Ordine e pronunciare i voti, e tutto si era svolto in segreto, dietro a porte chiuse e in presenza di soli templari.»
Malcolm Barber, Il processo ai Templari
Tra le accuse più inquietanti formulate contro l'Ordine del Tempio durante il grande processo iniziato nel 1307 vi furono il rinnegamento di Cristo, l'adorazione di un misterioso idolo, rapporti sessuali illeciti e una serie di baci rituali che sarebbero stati impartiti ai nuovi fratelli durante la cerimonia di ricezione.
La bolla pontificia Faciens misericordiam, emanata da Clemente V nel 1308 nel quadro dell'inchiesta sull'Ordine, contribuì a organizzare l'esame delle numerose accuse raccolte contro i Templari. Fra queste figuravano anche i baci sulla bocca, sull'ombelico o in altre parti del corpo. La loro presenza negli atti processuali è dunque storicamente documentata; assai più difficile è stabilire quanto quelle deposizioni descrivessero autentiche consuetudini dell'Ordine e quanto fossero invece il prodotto delle modalità coercitive con cui si svolsero molti interrogatori. Gli storici moderni hanno infatti sottolineato il ruolo decisivo della pressione esercitata sugli imputati e, in numerosi casi, della tortura.
Alla costruzione dell'immagine di una confraternita eretica contribuì anche la segretezza con cui si svolgevano i capitoli templari.
«Li tenevano [i capitoli] clandestinamente, di sera oppure verso la prima vigilia notturna [...] in segreto, dopo aver estromesso tutta la servitù dal monastero [...], e si rinchiudevano così accuratamente per tenere capitolo che tutte le porte [...] si chiudevano a chiave.»
Agli occhi degli inquisitori del XIV secolo una cerimonia celebrata a porte chiuse, riservata esclusivamente agli appartenenti all'Ordine e accompagnata da gesti incomprensibili agli estranei poteva facilmente trasformarsi nella prova dell'esistenza di una dottrina segreta.
Ma segreto non significa necessariamente eretico.
Ed è proprio qui che la storia documentata termina e comincia un altro territorio, non meno interessante: quello dell'interpretazione simbolica.
Il bacio alla base della colonna vertebrale
Alcuni autori esoterici moderni hanno interpretato il presunto bacio templare alla parte inferiore del corpo mettendolo in relazione con concezioni proprie delle tradizioni spirituali dell'India.
Nello Yoga tantrico la Kundalini è rappresentata simbolicamente come una forza dormiente, spesso figurata sotto forma di serpente arrotolato, situata alla base della colonna vertebrale. Attraverso determinate discipline spirituali essa dovrebbe risalire lungo i centri sottili dell'uomo conducendo a una trasformazione della coscienza.
Da questo punto di vista il gesto attribuito ai Templari assume un significato completamente diverso da quello osceno attribuitogli dagli accusatori: non profanazione del corpo, ma simbolica riattivazione di una forza spirituale latente.
Gwenael Verez ha proposto esplicitamente questa interpretazione:
«I Templari avevano una pratica originale in occasione delle loro cerimonie di iniziazione. Il maestro dava un bacio alla base della colonna vertebrale del futuro cavaliere. Questo atto rituale dimostra che essi avevano conoscenza dell’Energia sacra situata a questo livello del corpo (la kundalini) di cui invocavano il risveglio tramite il bacio…»
Gwenael Verez, La Madre e la spiritualità
L'ipotesi è affascinante, ma va considerata per quello che è: una lettura esoterica moderna del rituale templare, non una conclusione della storiografia medievale. Non possediamo infatti testi templari che parlino di Kundalini, chakra o tecniche yogiche, né possiamo dimostrare una trasmissione diretta di queste dottrine dall'India all'Ordine del Tempio.
Il lungo soggiorno dei Templari in Oriente rende certamente interessante il problema dei contatti culturali tra cristianesimo latino, Islam e diverse tradizioni spirituali orientali; trasformare questa possibilità in una filiazione diretta richiede però prove che allo stato attuale non possediamo.
Ed è proprio questa distinzione a rendere l'argomento più interessante, anziché meno.
Il divino nascosto nell'uomo
L'idea che nell'uomo esista una dimensione spirituale nascosta che deve essere risvegliata è infatti molto più vasta della dottrina indiana della Kundalini.
Una celebre parabola moderna, spesso presentata come leggenda indiana, racconta di un'epoca nella quale gli uomini possedevano la natura divina. Poiché ne abusavano, gli dèi decisero di nasconderla.
Non nelle profondità della terra, perché l'uomo avrebbe scavato.
Non negli abissi del mare, perché un giorno li avrebbe esplorati.
La divinità sarebbe stata allora nascosta nell'interiorità stessa dell'uomo, unico luogo nel quale egli avrebbe continuato a cercare per ultimo.
La storia non costituisce naturalmente una prova delle dottrine templari. Esprime però efficacemente una delle intuizioni ricorrenti della mistica: ciò che l'uomo cerca nel mondo esterno deve essere infine ritrovato dentro di sé.
Ed è precisamente questo motivo del risveglio a riapparire, sotto forme assai diverse, nella storia della spiritualità occidentale.
Dalla disciplina del cavaliere alla disciplina interiore
Questa distinzione tra appartenenza formale e continuità spirituale è particolarmente importante nella prospettiva di René Guénon. In L’esoterismo di Dante, Guénon invita infatti a non identificare automaticamente una corrente iniziatica con una società segreta storicamente organizzata, dotata di una struttura stabile, di iscritti e di una continuità istituzionale facilmente documentabile.
È in questo senso che anche il rosacrucianesimo può essere inteso non soltanto come il nome di gruppi o confraternite, ma come l’espressione di una corrente spirituale e simbolica, capace di manifestarsi attraverso forme differenti senza coincidere necessariamente con un’unica organizzazione.
Il punto decisivo, per Guénon, è che l’esoterismo autentico non consiste in una mescolanza superficiale di religioni diverse. Al contrario, esso si fonderebbe sul riconoscimento di una realtà dottrinale più profonda che le differenti tradizioni esprimono attraverso linguaggi, simboli e forme esteriori differenti.
«L’esoterismo autentico è tutt’altra cosa rispetto alla religione esteriore e, se anche ha con essa dei legami, ciò è possibile solo in quanto trova nelle forme religiose una modalità di espressione simbolica; poco importa, d’altronde, che queste forme appartengano all’una o all’altra religione, poiché ciò che conta è l’unità dottrinale essenziale che si dissimula sotto la loro apparente diversità.»
René Guénon, L’esoterismo di Dante
La formulazione è importante perché permette di distinguere nettamente l’idea guénoniana di Tradizione dal semplice sincretismo. Le religioni non sarebbero, in questa prospettiva, frammenti arbitrariamente combinabili tra loro, ma differenti modalità attraverso cui può manifestarsi una medesima verità metafisica.
Guénon insiste infatti sul fatto che ciò che conta non è tanto l’identità delle forme esteriori quanto la loro capacità di esprimere simbolicamente una realtà di ordine superiore. È proprio per questo che egli può riconoscere analogie tra tradizioni lontane senza necessariamente postulare una dipendenza storica diretta dell’una dall’altra.
Questa concezione diventa ancora più chiara se si considera la dottrina medievale dei quattro sensi, alla quale Guénon attribuisce una particolare importanza nella lettura di Dante.
Un testo sacro, un mito, un rito e, più in generale, la realtà stessa possono infatti essere letti su differenti livelli.
- Il primo è il senso letterale, quello degli avvenimenti, delle cose e delle forme così come appaiono.
- Il secondo è il senso allegorico, nel quale ciò che vediamo rimanda simbolicamente a qualcos’altro.
- Il terzo è il senso morale, che riguarda la trasformazione dell’uomo, la sua condotta e il dominio delle passioni.
- Il quarto è il senso anagogico, il più elevato: non riguarda più semplicemente ciò che il simbolo rappresenta o l’insegnamento morale che contiene, ma la realtà spirituale e metafisica alla quale esso rimanda.
È a quest’ultimo livello che la lettura diventa propriamente iniziatica.
La montagna non è più soltanto una montagna, né semplicemente l’allegoria dell’elevazione morale: può diventare il simbolo di un’ascesa attraverso differenti stati dell’essere. La luce non rappresenta soltanto la conoscenza: diventa il segno visibile di una realtà spirituale. Il viaggio stesso non descrive più soltanto uno spostamento o un perfezionamento morale, ma una trasformazione della condizione dell’uomo.
In questa prospettiva il mondo sensibile diventa esso stesso un linguaggio simbolico.
È precisamente questo quarto sguardo che può essere definito, con tutte le necessarie cautele storiche, lo sguardo propriamente iniziatico che Guénon riconosce dietro tradizioni come quelle dei Fedeli d’Amore, del templarismo e del rosacrucianesimo: non necessariamente l’appartenenza a una medesima organizzazione segreta, ma la capacità di leggere dietro le forme esteriori una realtà di ordine superiore.
Applicata con prudenza al mondo templare, questa chiave di lettura cambia profondamente il problema.
Diventa meno importante chiedersi se i cavalieri del Tempio conoscessero direttamente termini sanscriti come Kundalini o Muladhara, o se avessero appreso specifiche tecniche dello Yoga durante la permanenza in Oriente. Una simile affermazione richiederebbe prove storiche che non possediamo.
Più interessante è invece domandarsi se alcuni gesti rituali attribuiti ai Templari possano essere letti come espressione di un linguaggio iniziatico più generale, fondato sull’idea che nell’uomo esista una dimensione spirituale latente destinata a essere risvegliata attraverso un percorso di trasformazione interiore.
Il confronto con la Kundalini assumerebbe allora un significato diverso. Non costituirebbe la prova di una trasmissione diretta dall’India ai Templari, ma una possibile analogia simbolica tra tradizioni differenti.
È precisamente questo il punto centrale della prospettiva guénoniana: forme diverse possono esprimere principi analoghi senza che sia necessario immaginare una catena storica continua e documentabile che le colleghi.
In tale prospettiva anche il cavaliere templare, il mistico cristiano, l’iniziato antico o l’asceta orientale possono utilizzare simboli profondamente differenti per descrivere un’esperienza che, sul piano metafisico, viene ricondotta alla trasformazione dell’uomo e al superamento della sua condizione ordinaria.
Il problema non è dunque stabilire se il bacio rituale templare “fosse” Kundalini.
La domanda più interessante è un’altra: può quel gesto essere interpretato come una delle molte forme attraverso cui una cultura iniziatica ha rappresentato simbolicamente il risveglio interiore?
È su questo terreno, più che su quello di una improbabile derivazione storica diretta, che il confronto fra Templari e tradizioni orientali acquista il suo significato più profondo.
È suggestivo osservare come altre tradizioni cristiane abbiano sviluppato autentiche tecniche di disciplina della coscienza senza per questo uscire dal cristianesimo.
Un caso particolarmente interessante è quello di Ignazio di Loyola, anch'egli proveniente dall'esperienza militare.
Negli Esercizi spirituali la preghiera non è soltanto recitazione: coinvolge memoria, immaginazione, emozioni e percezione sensoriale. La cosiddetta composizione del luogo invita l'esercitante a rappresentarsi interiormente la scena evangelica, mentre l'“applicazione dei sensi” lo porta a viverla attraverso la vista, l'udito e gli altri sensi interiormente immaginati. La finalità rimane pienamente cristiana: discernere e orientare la propria volontà verso Dio.
Non esiste alcuna necessità di ipotizzare una discendenza dei Gesuiti dai Templari o dallo Yoga. È più interessante constatare come culture differenti abbiano elaborato tecniche nelle quali trasformazione dell'uomo, disciplina dell'attenzione e conoscenza di sé procedono insieme.
Questa dimensione emerge con particolare forza, in epoca contemporanea, negli scritti del gesuita Anthony de Mello:
«Spiritualità significa risveglio. La maggior parte delle persone, pur non sapendolo, sono addormentate.»
Anthony de Mello S.J., Messaggio per un'aquila che si crede un pollo
Ancora una volta compare la medesima metafora: l'uomo ordinario vive senza conoscere pienamente sé stesso; il cammino spirituale consiste nel risvegliarsi.
Dalla Kundalini alla Teosofia
Alla fine del XIX secolo questo tema conobbe una straordinaria fortuna nell'esoterismo europeo.
Nel 1871 Edward Bulwer-Lytton pubblicò The Coming Race, romanzo nel quale una civiltà sotterranea domina una misteriosa energia chiamata Vril. Pochi anni dopo Helena Petrovna Blavatsky pubblicò Isis Unveiled (Iside svelata, 1877), tentando di ricondurre religioni, miti, occultismo e antiche filosofie all'esistenza di una sapienza primordiale della quale le differenti tradizioni storiche conserverebbero soltanto frammenti.
La Società Teosofica, fondata a New York nel 1875, avrebbe progressivamente posto fra i propri scopi la fratellanza universale dell'umanità, lo studio comparato di religione, filosofia e scienza e l'indagine sulle facoltà ancora sconosciute dell'uomo.
L'idea centrale è sorprendentemente persistente: dietro la molteplicità delle religioni potrebbe esistere un nucleo originario comune, accessibile non soltanto attraverso la fede ma attraverso una trasformazione interiore dell'individuo.
È il grande sogno dell'esoterismo occidentale moderno.
Ed è anche il meccanismo letterario magistralmente ironizzato da Umberto Eco ne Il pendolo di Foucault, nel quale frammenti templari, cabalistici, ermetici e occultistici finiscono per comporre una gigantesca interpretazione segreta della storia.
«Iside Svelata! Suona bene, bravo Casaubon, c'è dentro del Tutankhamon, dello scarabeo, delle piramidi.»
Umberto Eco, Il pendolo di Foucault
La lezione di Eco è però ambivalente: l'uomo è irresistibilmente attratto dall'idea che dietro gli avvenimenti visibili esista una trama nascosta, ma proprio questa aspirazione può condurlo a collegare tra loro eventi che storicamente non hanno alcuna relazione.
La Vecchia Europa
Anche l'archeologia del Novecento ha conosciuto una diversa forma di ricerca delle origini.
L'archeologa lituana Marija Gimbutas propose di interpretare numerose culture neolitiche europee come espressione di quella che definì “Vecchia Europa”: società agricole, relativamente egalitarie e caratterizzate secondo la sua interpretazione da una forte centralità simbolica del principio femminile.
A questo mondo si sarebbero successivamente sovrapposte popolazioni provenienti dalle steppe pontico-caspiche, portatrici delle lingue indoeuropee e di strutture sociali differenti.
La grande intuizione di Gimbutas sull'importanza delle migrazioni provenienti dalla steppa ha ricevuto importanti conferme dagli studi di paleogenetica, che hanno documentato una massiccia espansione di popolazioni legate alla steppa nell'Europa del III millennio a.C.
Molto più discussa rimane invece la sua ricostruzione della Vecchia Europa come società essenzialmente pacifica, matrifocale ed egalitaria: quella parte della sua teoria continua ad essere oggetto di critica e dibattito archeologico.
Eppure l'immagine conserva una straordinaria potenza simbolica.
Da una parte il mondo originario, la natura, il sacro, la comunità e una conoscenza non ancora separata in discipline.
Dall'altra la società gerarchica, guerriera, tecnologica e razionale.
È una polarità che l'Occidente continua periodicamente a reinventare.
Il mistero dei Templari nasce forse proprio da questa sovrapposizione.
Esiste un Templare storico: monaco e guerriero, sottoposto a una regola, inserito nella società feudale e nella Chiesa medievale.
Esiste poi un Templare processuale, costruito dalle deposizioni e dalle accuse del XIV secolo: rinnegatore della croce, adoratore di idoli, protagonista di cerimonie segrete e baci scandalosi.
E infine esiste un Templare esoterico, nato soprattutto nei secoli successivi: custode di una conoscenza perduta, continuatore di una tradizione primordiale e intermediario tra Oriente e Occidente.
Confondere questi tre personaggi produce cattiva storia.
Metterli a confronto, invece, permette di capire qualcosa di molto più interessante: come nasce un mito e perché continua ad esercitare il proprio fascino per sette secoli.
Forse il vero segreto dei Templari non consiste in ciò che essi nascondevano.
Consiste in ciò che, generazione dopo generazione, noi abbiamo continuato a cercare dentro di loro.
«Tutta la storia umana è templare.»
Pauwels e Bergier, Il mattino dei maghi

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