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Dissoluzione: quando il passato torna a chiedere conto

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Ci sono storie che iniziano con un delitto. Altre con una scomparsa. Dissoluzione comincia invece con qualcosa che riemerge. Padre Bernardo ha sessantaquattro anni e da molto tempo ha scelto una vita diversa da quella inquieta della sua giovinezza. Gesuita, studioso, uomo abituato a interrogare testi, simboli e documenti, crede di aver ormai lasciato alle proprie spalle alcuni capitoli della sua esistenza. Ma il passato, a volte, non scompare. Rimane semplicemente nascosto. Tutto prende avvio da un antico manoscritto medievale, una possibile traduzione del Liber Scalae Machometi , il Libro della Scala di Maometto: un testo che racconta il viaggio attraverso l'aldilà e che, da oltre un secolo, alimenta una delle questioni più affascinanti della storia della letteratura europea: Dante potrebbe averlo conosciuto prima di scrivere la Divina Commedia? È soltanto l'inizio. Un piccolo sigillo impresso sulla cera, una rosa, vecchi documenti e luoghi che sembrano conservare una memoria...

Ma davvero l'identità italiana è "greca, romana e cristiana"?

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Nei documenti programmatici di Futuro Nazionale, la formazione politica fondata da Roberto Vannacci, ricorre l'idea che l'identità italiana affondi le proprie radici nella civiltà «greca, romana e cristiana». È una formula politicamente efficace proprio perché condensa una storia estremamente complessa in una genealogia semplice e immediatamente riconoscibile. Ma l'efficacia di una narrazione identitaria non coincide necessariamente con la sua capacità di descrivere la storia. La questione, naturalmente, non è negare il peso della Grecia, di Roma o del Cristianesimo nella formazione dell'Italia. Sarebbe storicamente insostenibile. La domanda è un'altra: perché proprio queste tre componenti dovrebbero esaurire il retroterra dell'identità italiana? E soprattutto: che cosa accade a questa rappresentazione quando la confrontiamo con ciò che archeologia, storia e paleogenomica ci raccontano oggi sulla formazione degli italiani.  Se l’Italia è “greca, romana e cris...

Berserker: il gene del guerriero

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Come la nebbia continua a coprire le valli, così l'antico peccato si annida nelle zone basse, nelle depressioni del mondo. Anatomia dell'Atavismo - Dott. Louis Judd  Il 25 settembre 1066 una spedizione di vichinghi norvegesi, comandata da Harald Hardråde, fu intercettata dal grosso delle armate sassoni presso il villaggio di Stamford Bridge, nell’Inghilterra orientale. La battaglia si trasformò in una disfatta per gli invasori: i vichinghi vennero quasi completamente annientati e il loro tentativo di conquista svanì in un solo giorno. Eppure le cronache medievali tramandano un episodio straordinario. Un singolo guerriero, appartenente alla casta dei Berserker, difese da solo il ponte sul fiume Derwent, permettendo ai compagni di riorganizzarsi sull’altra sponda. Armato di un’ascia a doppio taglio, resistette per oltre un’ora all’esercito inglese, uccidendo più di quaranta sassoni prima di essere eliminato con un espediente: i nemici lo colpirono da sotto il ponte con una lunga...

Noi, Celti e Longobardi

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"La narrazione dominante nella repubblica italiana - media, manuali scolastici, propaganda istituzionale - invoca volentieri, foss’anche in modo abusivo e distorto, ascendenze latine e italiche. Guarda con indifferenza al retaggio della Magna Grecia. Ma soprattutto ignora e rimuove il substrato celtico, pur assolutamente dominante nella zona che si estende sino allo spartiacque dell’Appennino Tosco-Emiliano e ben presente anche altrove. Ed ancor più, in parte per latente germanofobia, quanto ha lasciato dietro di sè l’insediamento in epoca storica dei Longobardi nelle nostre terre, ad un livello più superficiale ma geograficamente ancora più esteso. Quest’opera rappresenta uno sforzo generoso e monumentale di correggere il tiro. Riproporla in un’epoca in cui le istanze identitarie ed autonomiste nelle zone più direttamente interessate del nostro paese sono state politicamente abbandonate a favore di altre agende serve anche a ricordarci come il senso di appartenenza, in Italia com...

Rodolfo de Moulins, il cavaliere che fondò il Molise

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Questa storia comincia più di mille anni fa quando, intorno al 1016 - 1017, i principi longobardi di Salerno, Capua e Benevento, minacciati dai Saraceni che devastavano la Campania e la Lucania, chiesero aiuto a un gruppo di cavalieri normanni che si trovavano a Roma o in pellegrinaggio al santuario di San Michele sul Gargano. In quel momento i Normanni erano in Europa una vera e propria superpotenza militare, economica e culturale. I cavalieri normanni, guidati da figure come Gilberto Buatère, accettarono di combattere come mercenari e ottennero le prime vittorie contro i Saraceni, guadagnandosi fama e la fiducia dei principi locali sancendo così l’inizio della loro presenza stabile nell’Italia meridionale, che nel giro di pochi decenni li portò a diventare padroni di Puglia, Calabria, Sicilia e infine del Regno di Napoli. La notizia che l’Italia meridionale offriva buone opportunità di bottino e feudi presto si diffuse a macchia d'olio in tutta la Francia, fu così che tanti altri...

La Toscana al principio dell'epoca carolingia si racconta in un thriller storico

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I Longobardi di Fiesole, assieme a Vichinghi e ai monaci venuti dall'Irlanda, sono tra i protagonisti di questo thriller storico di Giovanni Bigazzi .  " Il soffio del serpente " esplora mondi e generi diversi giocando tra passato e presente con l'occhio attento alla tecnologia proprio dell'autore, che ci presenta un'opera fuori dagli schemi sempre in bilico tra il romanzo storico e il thriller. Riuscirà padre Bernardo, gesuita del nuovo millennio, esperto di cybersecurity ed investigazioni digitali, a recuperare un prezioso manoscritto opera di uno dei massimi storici della letteratura latina? Il romanzo ruota attorno agli eventi dell'anno 825, narrati nella Vitae Donati episcopi Fesulani , un’agiografia custodita nella Biblioteca Laurenziana di Firenze che racconta per la prima volta del saccheggio della città di Fiesole ad opera dei Vichinghi. Mostrando come la campagna di scorrerie degli uomini del Nord in quella che al tempo fu la Marca di Toscana non...

Italia arcana: l'ipogeo di Piagge e i misteri mithraici

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Le Marche , il “ bel paese con li dolci colli ” così come venivano descritte nel Trecento da Cecco d’Ascoli, sono una delle regioni italiane col più alto indice di ruralità e, forse proprio per questo motivo, più arcane e intonse alle trasformazioni della modernità. Una terra naturale e antica che si caratterizza “ per la tipica successione di rilievi collinosi, digradanti dall’interno verso il mare, con lunghi, tortuosi e fertili avvallamenti, e con una dozzina di fiumi che discendono paralleli il loro breve corso insinuandosi fra colle e colle, in solchi pianeggianti, fecondi, e soltanto dove fu d’ostacolo d’altri monti, fatta la breccia, tagli profondi, lunghe gole precipiti, come nel corso dell’Esino la “Rossa”, del Metauro il Furlo, del Tronto l’Arquata ”. Una terra geologicamente giovane, bionda e tufacea, che si è prestata nei secoli ad essere modellata dai suoi abitanti, come vediamo nelle decine di rocche difensive medievali che caratterizzano molti di questi borghi sorti s...