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Berserker: il gene del guerriero

Come la nebbia continua a coprire le valli, così l'antico peccato si annida nelle zone basse, nelle depressioni del mondo. Anatomia dell'Atavismo - Dott. Louis Judd  Il 25 settembre 1066 una spedizione di vichinghi norvegesi, comandata da Harald Hardråde, fu intercettata dal grosso delle armate sassoni presso il villaggio di Stamford Bridge, nell’Inghilterra orientale. La battaglia si trasformò in una disfatta per gli invasori: i vichinghi vennero quasi completamente annientati e il loro tentativo di conquista svanì in un solo giorno. Eppure le cronache medievali tramandano un episodio straordinario. Un singolo guerriero, appartenente alla casta dei Berserker, difese da solo il ponte sul fiume Derwent, permettendo ai compagni di riorganizzarsi sull’altra sponda. Armato di un’ascia a doppio taglio, resistette per oltre un’ora all’esercito inglese, uccidendo più di quaranta sassoni prima di essere eliminato con un espediente: i nemici lo colpirono da sotto il ponte con una lunga...

Noi, Celti e Longobardi


"La narrazione dominante nella repubblica italiana - media, manuali scolastici, propaganda istituzionale - invoca volentieri, foss’anche in modo abusivo e distorto, ascendenze latine e italiche. Guarda con indifferenza al retaggio della Magna Grecia. Ma soprattutto ignora e rimuove il substrato celtico, pur assolutamente dominante nella zona che si estende sino allo spartiacque dell’Appennino Tosco-Emiliano e ben presente anche altrove. Ed ancor più, in parte per latente germanofobia, quanto ha lasciato dietro di sè l’insediamento in epoca storica dei Longobardi nelle nostre terre, ad un livello più superficiale ma geograficamente ancora più esteso.

Quest’opera rappresenta uno sforzo generoso e monumentale di correggere il tiro. Riproporla in un’epoca in cui le istanze identitarie ed autonomiste nelle zone più direttamente interessate del nostro paese sono state politicamente abbandonate a favore di altre agende serve anche a ricordarci come il senso di appartenenza, in Italia come in Europa, non sia nutrito da omologazioni forzate che sono comunque l’anticamera del globalismo, ma dalla consapevolezza delle differenze e dall’orgoglio delle proprie radici."

Gualtiero Ciola (1925-2000), trentino con radici mitteleuropee, è stato veterinario in Alto Adige fino al 1985. Appassionato di cultura tedesca e longobarda, oltre a pubblicare il presente libro (1987), ha collaborato con riviste come Orion e L’Araldo di Thule sotto lo pseudonimo Walto Hari, esplorando temi etnoculturali con spirito critico e indipendente.

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